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"LA COLOMBINA"
Nella parte più antica del complesso, protetta dal portico seicentesco, c’è una piccola nicchia. E’ al suo interno che abbiamo scoperto la colomba.
Il suo ritrovamento è stato uno dei momenti più emozionanti ed intensi provati in questo luogo. Perché inaspettato, perché il primo, per il messaggio che ne veniva, per un pezzo di storia che si ricongiungeva a noi.
Era un caldo pomeriggio di fine estate del 2002. La casa, da poco, era diventata il nostro rifugio.
I lavori di recupero non erano ancora iniziati.
Trascorrevamo lì ogni momento che avevamo libero. Era, ed è tale, la magia di questo luogo che ogni istante vissuto qui era ed è un momento speciale.
Progettavamo, studiavamo. Analizzavamo i particolari da recuperare, quelli da valorizzare. Cercavamo il modo per conservare il più possibile la struttura originaria del complesso.
Eravamo sotto il portico antico.
La nicchia di fronte.
E’ stata lei a farci avvicinare. A chiamarci lì.
Aveva deciso di svelarsi. C’era qualcosa di nascosto tra le sue pareti. Aveva deciso di consegnarcelo. Qualcosa di suo. Per noi.
Non avevamo molto a disposizione. Solo un coltello da cucina.
Ci siamo serviti di questo. Con cura abbiamo iniziato a scrostare la calce. Gli strati erano numerosi, secoli di rifacimenti. Il loro spessore era di alcuni centimetri.
Liberavamo strato dopo strato. Era come sfogliare un libro. Voltarne le pagine. Staccarle. Pagine che ci restavano tra le mani.
Ce le passavamo. Ogni pagina una storia. Innumerevoli. Storie posate sul palmo della nostra mano. Una leggera pressione. Il loro peso.
Gli ultimi strati erano molto fragili. I più antichi. Bastava sfiorali che cadevano. E’ su uno di questi che abbiamo intravisto del colore. Verde.
C’era davvero qualcosa nascosto, lì sotto. Qualcosa per noi.
Abbiamo ripreso con nuovo entusiasmo.
Ci alternavamo. Era un lavoro di precisione.
Se la pressione che praticavamo sulla lama era troppo forte il colore si scrostava assieme alla calce. Dovevamo procedere con cautela.
Lentamente ha preso a definirsi una sagoma. Pareva un drappeggio. Eravamo quasi certi si trattasse di un ritratto. Avevamo individuato una linea che seguivamo, ripulendola. Ci sembrava la scollatura di un abito femminile.
Ci sbagliavamo.
Al verde si è aggiunto il rosso.
Si alternavano questi due colori. Apparentemente senza ordine.
Mano a mano che procedevamo, l’immagine si completava. Fino a definirsi. Una colomba. In bocca reggeva un ramo d’ulivo. Un simbolo antico. Di pace.
Non potevamo avere augurio migliore.
Siamo rimasti a guardarla, emozionati.
Il tratto è semplice. I colori usati, il verde e il rosso, solo colori primitivi.
Non si tratta di un affresco, ma di un disegno fatto direttamente su uno strato di calce antico.
Poi è accaduto qualcosa che proprio non ci aspettavamo e che non potremmo dimenticare mai.
Era quasi l’imbrunire. Il sole, alle nostre spalle, era tramontato da poco.
Eravamo ancora lì, fermi, a fissarla. Quando è venuto. Un uomo, un vecchio. I vestiti logori, consumati. Un ampio cappello in testa ne celava lo sguardo. In mano un pennello. Una mano di vecchio, rugosa. Un poco tremava. Si è chinato verso la colomba. Ne ha accostato il pennello, ne ha ripreso il tratto. Lo ha ravvivato. Sembrava la stesse disegnando in quel momento. Come fosse venuto a consegnarcela personalmente.
Poi se ne è andato. Un attimo. Non c’era più.
E’ rimasta solo lei. La colomba. Nuova. Luminosa.
Ci siamo guardati. Abbiamo compreso. Eravamo stati i testimoni della consegna di un testamento. Ne eravamo gli eredi.
Ci siamo avvicinati.
Abbiamo ripulito la nicchia dai residui di calce e abbiamo sistemato al suo centro una candela. L’abbiamo accesa.
I riflessi della fiamma illuminavano le pareti della nicchia. La colomba pareva muoversi, respirare. Aveva ritrovato il suo fiato, la sua “anima”.
Da quel giorno lo facciamo tutte le sere. All’imbrunire accendiamo una candela. Ed ogni notte, alla luce tenue della sua fiamma, ricompare quell’uomo. Ritorna con il suo pennello, lo avvicina alla colomba, ne ravviva il tratto. Poi se ne va. In silenzio. Restano solo i suoi colori. Pieni del messaggio di pace che portano con se.
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