Sono due le case, in prossimità del Rifugio, di Goffredo Parise. “La casa delle fate”, in riva al Piave acquistata nell’estate del 1970 in cui vi abitò fino al 1983. Costretto alla dialisi, la vendette per trasferirsi in una vera casa “la prima caso o home della mia vita” a pochi chilometri di distanza, dove visse fino alla morte avvenuta il 31 agosto 1986. Entrambe si possono raggiungere in pochi minuti, in bicicletta, o in auto. Un percorso che porta il visitatore entro quei luoghi in cui la poesia ha trovato chi ha saputo fermarla, trascriverla per noi.
LA CASA DELLE FATE (a Salgareda)
La casa di Salgareda è stata la penultima tappa del lungo vagabondaggio esistenziale dello scrittore vicentino. Il luogo dal quale sono usciti i Sillabari, il suo capolavoro.
In pochi minuti si può raggiungere questo luogo incantato. Passeggiare lungo le rive del Piave e scorgere, tra la folta vegetazione, questa sua piccola casa. Tutto è rimasto come lui lo ha lasciato. Tutto è intatto. Sebbene la casa sia chiusa da tempo, pare appena lasciata. Appena chiusa. Come quando ci si allontana per poco. Come quando si ha intenzione di tornare presto.
Così, non di rado, passeggiando lì davanti, ci si aspetta di vederlo arrivare. O sbucare dalla piccola porta, tenuta chiusa solo per creare, all’interno, della penombra. Lo aspettano anche la sua panca e il suo tavolo di legno sotto il gelso. Lui li ripuliva, prima di sedersi, dalle foglie e dalle more mature che cadevano. Così loro aspettano. E lo riconoscono quando, portato dal vento, ritorna il suo tocco a sfiorarle. Lui ritorna così, in quel suo rifugio. Si fa un po’ di spazio nella panca, si siede e ci guarda passare.
“Era un tardo pomeriggio di fine agosto, un po’ ventilato: la famosa pioggia c’era già stata e la stagione stava calando verso l’autunno. Due uomini si avviavano verso il greto del fiume Piave, a cavallo, e di colpo Guido, uno dei due, scarto’ di lato fino ad inoltrarsi prima in un piccolo bosco di pioppi, poi in una minuscola radura sopraelevata e strana. Avvolto in un ampio verde disordinato, tra viti nane e alberi da frutto e altri pioppi e salici c’era un relitto di casa, una sorta di fienile quasi invisibile, coperto da un grosso gelso storto che gli stava di fronte. L’atmosfera, per quanto di pochi metri quadri, era strana e felice: un piccolo Eden profumato di sambuco, dove il vento leggero e già fresco volteggiava insieme ai molti uccelli: merli, passeri e improvvisamente un cuculo e un picchio. L’aria era color viola, oltrepassarono il luogo di strano incanto e sguazzarono nel fiume limpido, al guado. L’altro uomo ero io e già avevo deciso che avrei comprato quel fienile”.
(Goffredo Parise. - Veneto “Barbaro” di muschi e nebbie -)
“.. quel luogo, piccolo luogo di bosco di frutta e uccelli e di selvatici immerso dentro un enorme spazio demaniale che sboccava nel fiume, era molto più che una casa; era un rifugio, qualche cosa che pareva uscito da una favola di Grimm dove mancavano soltanto gli elfi, le streghe e le magie”.
“... si trattava, come ripeto, più di un rifugio che di una casa, infatti nessuno, anche il più povero del paese, l’avrebbe abitata, ed era soprattutto una stravaganza, una inconsapevole costruzione della fantasia, trovata lì pronta. Entrare per così dire nel cerchio magico di quella casa era per me … non soltanto una evasione dalla realtà cittadina, ma, esattamente come accade nel sonno, entrare dentro il sogno”.
(Goffredo Parise – “L’odore del sangue”)
“ Riflettevo: alla sublime bellezza di Capri, all’emozionante vita a New York, alla dolce Parigi, alla bellezza del Mediterraneo con il suo mare e coste su cui scorre la voce delle sirene e mi chiedevo, non senza turbamento: che cosa mi inchiodava sempre più spesso a quell’albero di more, a quelle nebbie, al fiume Piave, alle montagne vicine?”.
(Goffredo Parise. - Veneto “Barbaro” di muschi e nebbie -)
“Casa Cultura Goffredo Parise”
Via Verdi, 1 Ponte di Piave (Treviso)
Nel 1983 Parise è costretto alla dialisi tre volte la settimana. Vende la “casa delle fate” di Salgareda per comprare una casa con giardino, in origine parte di un'antica barchessa.
“ Sono con molta soddisfazione nella nuova casa, tra due giardini, bella, ampia, la prima vera casa o home della mia vita. Sono contento.”
La decisione di fermarsi nasce in un momento molto difficile della sua vita, avverte la vicinanza della morte.
Viene così pensata come “casa sepolcro”, un luogo che potesse diventare nel tempo dimora del pensiero e dello studio.
Per questo, prima di morire, la dona al Comune di Ponte di Piave perché la trasformi in casa cultura, aperta al pubblico con tutte le sue cose contenute: mobili, libri, quadri.
Così è stato. Nel tempo è diventata Biblioteca Comunale e archivio dei suoi manoscritti e da poco casa memoria.
E' possibile visitarla, fermarsi nelle sue stanze, sostare nello studio, rendere omaggio alle sue ceneri. Parise è stato cremato per sua volontà e le ceneri nutrono la terra del giardino. Una lapide, sotto lo sguardo di una scultura in marmo bianco di Constantin Brancusi, ne indica il punto preciso.